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IL BOSCHETTO NEL XX SECOLO

Il XX secolo per il Boschetto sarà quello della riscoperta e dell’interesse crescente per il Parco dei Mostri da parte degli studiosi, degli storici dell’arte, di curiosi che finiscono inevitabilmente per innamorarsi di questo luogo permeato di arte e di misteri.

Il boschetto, chiamato ormai in diversi modi, come il Sacro Bosco, il Parco dei Mostri o Villa dei Mostri, diventa ispiratore di opere dell’espressione artistica in vari campi della cultura. Ancor prima che i nuovi proprietari rendessero fruibile l’area del parco e aprissero al pubblico nel 1954, vi fa visita Salvador Dalì la prima volta forse nel 1938, mentre nel 1948 il suo incontro con “le facce stupende” viene registrata in un breve filmato dall’Istituto Luce, che potete vedere su You Tube.

Michelangelo Antonioni gira un documentario al Sacro Bosco, intitolato “La Villa dei Mostri” nel 1950, quando, – come si capisce dal commento al film -, vigeva ancora la tesi tradizionalmente accettata, secondo cui, Vicino Orsini fosse stato mosso unicamente dal dolore per la perdita della moglie prematuramente morta, nel realizzare il suo giardino. Oggi sappiamo dagli archivi, che le cose non andarono esattamente così, cosa, che nulla toglie dalla grandezza di Vicino, né dal significato simbolico del Tempietto eretto in onore della defunta.

Nel 1953 prende inizio una lunga serie di studi da parte della facoltà di Architettura di Roma, seguiti da tanti altri, grazie ai quali, oggi è possibile comprendere ed ammirare nella sua complessità il Boschetto di Vicino Orsini.

Come non menzionare poi, il romanzo di Mujica Lainez, intitolato “Bomarzo”, pubblicato nel 1962? Sullo stesso testo di Lainez, Alberto Ginastera compose un’opera che è andata in scena con grande successo nel 1967 a Washington. Il curatore, Massimo Scaringella, di un allestimento più recente della stessa opera, ha girato un lungometraggio intitolato “Bomarzo 2007”, nell’estate del 2007, avvalendosi della partecipazione del gruppo dei “Comediari” di Bomarzo e degli abitanti del borgo, di interpreti argentine. Ha usato come base musicale la registrazione dell’allestimento di Washington. E possibile scaricare il film gratuitamente dal sito http://ar.geocities.com/bomarzo2007.

A proposito di scritti sul Sacro Bosco, condividendo la proposta dell’autrice* di una splendida, quanto illuminante presentazione del Boschetto, vi invito a leggere un passo tratto dal Viaggio in Italia di Guido Piovene, che rende in gran parte la meraviglia e lo stupore che si prova sul  posto:

 

“Bomarzo è un borgo scuro in cima ad un colle del consueto tipo toscano, umbro o  laziale, dominato da un Palazzo Orsini; e sovrasta una valle agreste, sfociante nella tiberina. In fondo ad essa un duca Orsini, come appendice del palazzo, immaginò il Giardino dei Mostri. Il giardino è sparito, la valle tornata al selvaggio, restano i mostri in abbandono, e vengono incontro improvvisi a chi passeggia per i campi. Si scende su un sentiero erto: nel fondo una basilica, con pronao, cupole e colonne, sorge davanti a noi in mezzo ai castagni, ma avvicinandosi si vede che è un falso tempio, un tempio di teatro, anche se, come dicono lo disegnò il Vignola. Si prosegue e si penetra in una spianata erbosa. Un cane alza tre teste, si accuccia una pantera, un drago si arriccia lottando con un leone e una leonessa, una donna gigante guarda davanti a sé, un elefante, torre e soldato in groppa, stringe nella proboscide un altro soldato caduto, un Ercole sbrana un nemico divaricandogli le gambe. A un margine del prato una testa di mostro immette dentro una caverna per la bocca aperta. A un altro margine una casetta pendente. Se ci si addentra nella selva, tra castagni e noccioli, rupi, ruscelli e piccoli precipizi, un’enorme testuggine regge sul guscio una colonna, una balena, un basilisco, una divinità barbuta ci conducono alla presenza di un’Arianna sdraiata.  Animali, numi, giganti, alcuni dei quali raggiungono quattro metri di altezza, sono sbozzati nelle rupi del fondo valle, così che si pensa a una pioggia di meteore nerastre, o ammassi erratici rotolanti dalla collina. Mancando i documenti precisi che spieghino questo giardino più asiatico che europeo, si è pesato ai suggerimenti di missionari gesuiti ritornati dall’India, o all’opera dei soldati turchi caduti in prigionia. Ma basta probabilmente a spiegarlo il gusto del Cinquecento in declino, amante di giganti, di mostri, di invenzioni sceniche che preannunciava già il Barocco, con la sua volontà di provare ad essere tutto, il fingersi in mille guise, pianta, animale, occidente ed oriente, di sorprendersi con maschere e travestimenti. So che oggi si progetta di sistemare il Giardino di Mostri: spero senza togliergli il meglio, il suo aspetto gratuito di opera senza motivo.”

 

* Maria Cristina Paolucci, in “Bomarzo – Guida Turistica”, pubblicata congiuntamente dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Viterbo e dal Comune di Bomarzo, 2011-2015.

PRENOTAZIONE VISITE GUIDATE ED INFORMAZIONI:

cell. +39 328 4248738 –  info@artinvistaguideviterbo.com

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